Fotografare il cibo, i trucchi che rendono un piatto sempre appetibile

Vi siete mai chiesti perché le ricette che leggete su Internet o su un libro di cucina sono sempre, quando pronte, bellissime da vedere e il solo vederle fa venire l’acquolina in bocca? E vi siete mai chiesti come mai quando provate a farle a casa il risultato è diverso, se non tanto in termini di sapore (che non potete testare se non a casa vostra!) quanto in termini estetici? Il segreto, che tanto segreto non è, si chiama fotografia. [Ovviamente questo non è un post per foodblogger ma per chi legge da fuori! 😀 ]

E’ la fotografia che rende una ricetta più o meno appetibile, è la fotografia che la fa sembrare buonissima anche se magari all’assaggio è pessima, è la fotografia che fa venire l’acquolina in bocca: indi per cui (termine osceno, passatemelo solo per farmi un piacere! 😀 ) laddove manca la fotografia, a casa mentre si cucina per noi, manca spesso anche l’appetibilità del piatto. Che è magari ottimo ma ci fa pensare “come mai a lei è venuto così e a me no?”.

Sfatiamo un mito: i blog di cucina non danno le ricette a caso per far sbagliare chi legge perché sarebbe in primis scorretto e poi contravverrebbe a tutte le regole del buon bloggare. Quindi toglietevi dalla testa che tizia o caio vi stanno fregando perché una ricetta non viene come è venuta a loro visto che ad influenzare il risultato finale possono essere tante cose, anche il tipo di ingredienti e non ultima l’umidità della stanza in cui si opera e gli elettrodomestici che si usano. Ovviamente c’è sempre chi lo fa apposta, un po’ come quelli che le ricette non te le danno manco se t’ammazzi e le custodiscono come reliquie o te le danno sbagliate ma credo, e dico credo, non ci sia tanta gente fatta così.

L’elemento fondamentale, lo ripeto, è la fotografia, su quella si deve ragionare (non a caso ci sono fotografi specializzati in food, mica pizza e fichi!) così pur non essendo io un luminare in materia di fotografia e calcolando che per me la sostanza vale mooolto più dell’apparenza (e si vede dalle foto che ci sono in questo blog!), vi spiego/provo a spiegarvi io come si fa per rendere un piatto magari mediocre, magari normalissimo come tanti altri, magari osceno un piatto bellissimo usando la fotografia e piccoli trucchi che aiutano ad attirare l’attenzione. Avviso: trattasi di spiegazione terra terra (qua trovate qualcosa di serio)! 😀

1. La luce: fate caso alle fotografie di cibo che guardate e vi rendete subito conto che il piatto è fotografato sempre dal lato in cui è esposto meglio. Lo stratagemma più usato è la luce morbida che si ottiene posizionando il piatto vicino ad una finestra, all’aperto durante le giornate di sole o in prossimità di tende molto chiare che aiutano a diffondere una luce calda che avvolga il piatto. C’è chi usa fari e oggetti astrusi, chi solo la luce naturale ma comunque la girate il trucco c’è anche se non si vede subito;

2. La composizione: se a tavola portiamo un piatto di pasta così com’è, senza badare troppo a dove lo sistemiamo e come lo presentiamo, molti foodblog e libri di cucina ci badano eccome. Per farlo compongono letteralmente la scena per cui usano tovagliato e stoviglie particolari ma soprattutto organizzano al meglio il contesto entro il quale sistemare il piatto da fotografare per farlo esaltare. Cio’ vuol dire che spesso la forchetta con la quale si mangia non viene usata per fotografare così come la tovaglia che servono solo per comporre la scena e poi, se il piatto preparato viene mangiato, vengono riposte fino al prossimo scatto;

3. Lo scatto: i più organizzati usano tecniche diverse per fotografare un piatto e la riuscita è quasi assicurata. Si usa la macro se si vuole evidenziare un elemento del piatto in primo piano, si sceglie l’angolo di ripresa migliore per fare in modo che il piatto, anche se povero, prenda profondità e dunque diventi appetibile (io scatto quasi sempre dall’alto oppure di lato e si vede che obrobrio sono le mie foto!), si usa un cavalletto per evitare di tirar fuori foto mosse o sfocate. Insomma, si usano le tecniche migliori per scattare foto che rendano anche il peggiore dei piatti una chiccheria;

4. Modificare il piatto: chi crede che alle foodblogger o a chi scrive di cucina i piatti riescano sempre bene è un illuso. Non tutte le ciambelle riescono con il buco e non tutti i plumcake sono alti e compatti così come non tutti i muffin crescono come dovrebbero. Allora che si fa? Se non c’è niente di rimediabile si interviene direttamente sul piatto: banalmente se c’è da fotografare un ciambellone che è venuto male se ne prende una fetta sola e si compone la scena (vd. punto 2) in modo da evidenziarne i lati positivi oppure se un pancake è troppo cotto o troppo crudo lo si farcisce a più non posso per coprire la magagna. Poco importa poi se il resto del ciambellone è sbilenco, aperto o affossato in mezzo, chi se ne accorge? 🙂 ;

5. La scelta del cibo da fotografare: se “sfogliate” un blog di cucina non faticate a notare che di secondi piatti ce ne sono sempre pochi mentre si abbonda con i dolci e lo sapete perché? La carne, i secondi piatti in generale e in special modo quelli di carne e pesce sono difficilissimi da fotografare perché sono vivi e si modificano mentre vengono fotografati. Al contrario la pasta e soprattutto i dolci sono più semplici da fotografare perché dove li mettete stanno, non si modificano e in generale “non fumano” per cui consentono di realizzare fotografie accomodanti e soprattutto succulente;

6. Il dettaglio che fa la differenza: spesso un piatto è scialbo da fotografare, è troppo chiaro e non rende bene e allora si fa una semplicissima cosa, si aggiunge un all’apparenza inutile dettaglio che invece lo rende bellissimo e appetibile. Un filo d’erba, un pomodoro, una posata particolare ed ecco che anche la più semplice delle paste in bianco con il parmigiano diventa capolavoro di alta cucina, fa venire voglia di essere cucinato a casa e fa imprecare perché quando lo si cucina a casa il risultato visivo è completamente diverso;

7. Le quantità: non si fotografa cibo in grandi quantità, dicono quelli seri. Il cibo fotografato in dosi enormi non è appetibile ed è per questo che solitamente nei blog di cucina trovate minuscole porzioni di pollo o di spaghetti ma al contrario trovate fettine di dolci che nemmeno un esercito e, soprattutto, creme e cioccolate che scendono in quantità indescrivibili, unico lusso concesso se parliamo di quantità. Il motivo per cui si fotografano le creme in quantità e nel dettaglio è semplice: sono belle da vedere e creano dipendenza visiva anche se magari solo una delle bombe fotografate ne conteneva così tanta di crema e il resto ne conteneva un quarto… quello che importa è che il lettore sia attirato da quella goduria!;

8. Barare: le scuole di pensiero di chi fotografa il cibo, anche per diletto, sono due. C’è chi fotografa solo il cibo reale e chi invece bara e usa stratagemmi per rendere migliore il piatto, stratagemmi diversi da quelli che vi ho spiegato sopra. Siamo al limite, mi rendo conto, ma per dire c’è chi usa la lacca o la cera per i capelli per lucidare della frutta, chi usa iol cotone bagnato e riscaldato per dare l’illusione del fumo e via dicendo (trovate molti esempi qua). C’è anche chi condisce pasta cruda pur di postare una ricetta… Siamo al limite, ripeto, dubito che una foodblogger distrugga il suo lavoro per una foto ma capita;

9. Post produzione: le foto non escono tutte belle e anche se ci si impegna molto (io non mi impegno ma quando lui si impegna per me mi rendo conto di quanto sia difficile e mi passa ancora di più la voglia di impegnarmi in questo senso. IO CUCINO!!!) puo’ capitare di sbagliare luci e, quindi, di sbagliare i colori. Quindi sapete che si fa? Si prende la foto e la si edita con un lavoro di post produzione che permette di modificarne i colori in modo che siano quanto più vicini al concetto di realtà o all’idea che del piatto si vuole dare e usando soprattutto le sfumature del rosso, verde, giallo e bianco che sono quelle che maggiormente rispondono all’idea di “piatto gustoso”;

10. L’arte di pianificare: se a casa voi correte per preparare il pranzo o la cena spesso chi deve fotografare cio’ che cucina pianifica attentamente come e quando fotografarlo, senza rispettare i tempi dei pasti. E qua torniamo al punto 5: la carne che va mangiata calda altrimenti diventa suola delle scarpe o si cucina per essere fotografata e non si fotografa o se si fotografa si specifica che “ahimé la foto non rende l’idea”. Insomma, la pianificazione è l’arte di chi fotografa il cibo, per diletto o per passione; se c’è velocità si mangia un piatto di pasta freddo pur di fotografarlo al meglio. E se la foto viene male si scatta ancora, fino allo sfinimento e magari la ricetta non si pubblica perché lo scatto non è bello.

Arrivati a questo punto sapete dirmi quale foto vi attrae di più, questa o questa? Il perché adesso lo sapete, almeno in parte, da soli! 😀